La Mostra


POLLOCK E GLI IRASCIBILI. LA SCUOLA DI NEW YORK


Guarda il video introduttivo di Luca Beatrice
Rivoluzione artistica, rottura col passato, sperimentazione, energia sono di scena a Palazzo Reale nella mostra Pollock e gli Irascibili. La Scuola di New York.
L’esposizione, a cura di Carter E. Foster con Luca Beatrice, è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, prodotta e organizzata da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York.
Attraverso le opere del gruppo di artisti, tra cui il carismatico Jackson Pollock, e definiti “Irascibili” da un celeberrimo episodio di protesta verso il Metropolitan Museum of Art, al visitatore verrà offerto un panorama completo dello stile artistico che seppe re-interpretare la tela come spazio per esprimere la libertà di pensiero e di azione dell’individuo e che influenzò l’arte moderna.
Uno stile e insieme un fenomeno unico che dette vita alla “Scuola di New York”.
Era il maggio del 1950 quando il Metropolitan Museum of Art di New York annunciò l’organizzazione di un’importante mostra dedicata all’arte contemporanea americana. Assenti dal parterre degli invitati furono proprio i pittori che a partire dalla seconda metà degli anni Trenta avevano mosso i primi passi verso un linguaggio pittorico nuovo, rivolto all’Espressionismo Astratto. Nel movimento emersero le personalità di Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Barnett Newman, che si fecero promotori di un codice stilistico più attuale. Sono proprio questi i principali nomi che composero il gruppo degli “Irascibili”, così definiti dal quotidiano “Herald Tribune”, perché firmatari della lettera inviata al presidente del Metropolitan, Roland L. Redmond, e presentata al “New York Times”, in cui dichiararono il totale dissenso nei confronti delle posizioni assunte dal museo.
Nel gennaio del 1951 la rivista “Life”
pubblicò l’emblematica fotografia di Nina Leen che ritrasse quindici degli “Irascibles” vestiti da banchieri.
Al centro Jackson Pollock, con lui, oltre a Willem de Kooning, Mark Rothko, Barnett Newman e Robert Motherwell, Adolph Gottlieb, William Baziotes, James Brooks, Bradley Walker Tomlin, Jimmy Ernst, Ad Reinhardt, Richard Pousette-Dart, Theodoros Stamos, Clyfford Still e Hedda Sterne, unica donna del gruppo.
Protagonista indiscussa della mostra è l’opera Number 27, 1950 di Pollock, forse il suo quadro più famoso, nonché prestito eccezionale, data la delicatezza e la fragilità di questo olio, oltre alle sue dimensioni straordinarie − circa tre metri di lunghezza. Jackson Pollock, quindi, ma non solo: anche Rothko, de Kooning, Kline sono presenti con alcuni tra i capolavori più rilevanti della collezione del Whitney, come Mahoning di Franz Kline (1956), Door to the River di Willem de Kooning (1960) e Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) (1954) di Mark Rothko, accanto a opere di artisti come William Baziotes e Bradley Walker Tomlin, che con la loro produzione permettono una narrazione più completa, e diversificata, emblematica dell’epoca stessa e della prassi collezionistica del Whitney, precoce e importante sostenitore dell’Espressionismo Astratto.
Con i 49 capolavori, dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni Sessanta, provenienti dal Whitney Museum of American Art di New York, si aprono quindi le celebrazioni dell’“Autunno Americano” a Milano.


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